Veneto pensa

Veneto Pensa

Veneto Pensa

L’obiettivo di questo “serbatoio del pensiero” è quello di occuparsi di analisi delle politiche pubbliche con particolare riferimento a quelle della Regione del Veneto, ma non solo.
E’ formato da un gruppo di ricercatori, professionisti e tecnici di diverse discipline (sociologia, economia, psicologia, scienze ambientali, urbanistiche, dei trasporti, sanitari e dei servizi sociali) ed attraverso le proprie strutture analizza i più rilevanti temi di interesse pubblico e la capacità di risposta delle istituzioni.
Veneto Pensa collabora con Aikal e costituisce l’officina dove vengono messe a punto strategie e disegni multidisciplinari.
Nel 2015/2016 il Think tank “ VENETO PENSA” ha organizzato incontri pubblici e seminari di approfondimento sui seguenti temi:
1) Sussidiarietà e solidarietà a Venezia e nel Veneto
2) Marghera “free zone” (zona franca) per lo sviluppo sostenibile del Veneto
3) Impresa, Università e Cultura, motori di sviluppo per la città
4) Sicurezza dei cittadini e servizi sociali

Riferimento: Ettore Bonalberti; Presidente

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Che cos’è un Think Tank

Che cos’è un Think Tank

Un think tank (letteralmente serbatoio di pensiero in inglese) è un organismo, un istituto, una società o un gruppo, tendenzialmente indipendente dalle forze politiche (anche se non mancano think tank governativi), che si occupa di analisi delle politiche pubbliche e quindi nei settori che vanno dalla politica sociale alla strategia politica, dall’economia alla scienza e la tecnologia, dalle politiche industriali o commerciali alle consulenze militari.
Il termine viene coniato negli Stati Uniti d’America durante la seconda guerra mondiale quando il Dipartimento della Difesa creò delle unità speciali per l’analisi dell’andamento bellico chiamate in gergo proprio think (pensiero) tank (tanica, serbatoio, ma anche carro armato). Anche se il primo nacque in Inghilterra (Fabian Society, 1884) i think tank sono una peculiarità tutta statunitense. Infatti è stata la cultura pragmatica di cui gli Stati Uniti d’America sono pervasi a favorirne la nascita, lo sviluppo e infine l’istituzionalizzazione. Tali organismi producono dati, informazioni, consigli e previsioni ai policy makers (coloro che realizzano le politiche pubbliche) tenendo naturalmente conto dello statuto per il quale sono stati fondati e anche dello stato reale delle cose e pertanto valutando le possibilità di una politica pubblica scovandone opportunità, risorse, obiettivi auspicabili e conseguenze effettivamente riscontrabili o riscontrate. Ad oggi la politica (nel senso di politics) statunitense non può evitare di fare riferimento a queste strutture tanto che negli ultimi anni ne sono sorte anche alcune governative.

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Progetto Marghera Free Zone

Progetto Marghera Free Zone

Studio e redazione del progetto istitutivo della “free zone” a Porto Marghera
Un gruppo di lavoro ad hoc di AIKAL (attraverso il Think tank:VENETO PENSA) coordinato dall’avv.Filippo Fasulo e dall’Ing. Mauro Nicoletti , ha studiato le normative europee e nazionali e ha redatto una proposta operativa presentata in alcuni convegni ad hoc con l’obiettivo di realizzare una “free zone” a Marghera. Il consiglio comunale di Venezia, nella riunione del 16 giugno 2014 ha approvato la costituzione della newco che gestirà i 110 ettari di Porto Marghera che Syndial (gruppo Eni) ha accettato di cedere. Si tratta di dare pratica attuazione a tale deliberazione.
Il Codice doganale comunitario, infatti, è stato istituito con Regolamento CE n. 450/2008, prevede che gli stati membri possano destinare a zona franca talune parti del territorio nazionale, è stato più volte rinviato nella sua applicazione; l’ultimo rinvio è stato approvato con il Regolamento CE del 10 ottobre 2013 n. 952/2013, che rinvia l’applicazione della Sezione 3 riguardante le Zone Franche alla data del 1 giugno 2016.
La “free zone” è un’area destinata alla promozione del commercio, all’esportazione e all’apertura dell’economia nazionale al mondo esterno. In essa sono ammesse attività industriali, commerciali e dei servizi. Poiché la Zona Franca costituisce una delle manifestazioni dell’autonomia regionale e la Costituzione italiana prevede queste forme di maggiore autonomia, atteso che il Regolamento comunitario è equiparato,nella gerarchia delle fonti del diritto italiano, alla legge nazionale, l’istituzione di una Zona Franca sul territorio italiano non viola le disposizioni del Regolamento comunitario, che è in vigore dal 10 ottobre 2013.
In tale zona franca intendiamo favorire un nuovo progetto, di natura non industriale, per dare all’area uno sviluppo che consenta di impegnare le forze lavorative presenti nella terraferma veneziana.
Questo non per eliminare le industrie che vi sono: il cantiere navale della Fincantieri è un gioiello di cui la città deve essere fiera ed anche le altre industrie presenti vanno tutelate, pur se inquinanti, sapendo però che non sono loro il futuro. Le aree di porto Marghera dovranno avere utilizzi ecologicamente compatibili( PMI della green economy. artigianato di produzione e di servizi, terziario avanzato) con l’essere in gronda lagunare, e quindi non inquinanti, e questi utilizzi dovranno valorizzare le aree in termini economicamente compatibili con l’assunzione da parte degli utilizzatori dei costi di bonifica, posto che l’attuale situazione economica del Paese rende poco probabile che questi costi vengano assunti totalmente dallo Stato. Un percorso che sarebbe grandemente facilitato con la costituzione della zona franca.
Su questa linea si è mosso il porto di Venezia, acquisendo molte aree da destinare ad una portualità più commerciale che industriale, ma sono state proposte anche altre destinazioni quali il terminal per le Grandi Navi da crociera, la city della PA-TRE-VE, la città metropolitana tra Venezia Padova e Treviso e una destinazione ad area di commercio internazionale, un grande fondaco per la città di Venezia che è nata ed è diventata ricca come città di commercio del mondo medioevale.
Se Porto Marghera non avrà in futuro una destinazione industriale verrà a mancare nel nord est un’area industriale con accesso diretto dal mare. Potrebbe essere ripreso il progetto di molti anni fa di un’area industriale con queste caratteristiche da edificarsi nel basso Veneto (progetto Venezia Sud) , in terreno alluvionale nel quale non vi sarebbero difficoltà per lo scavo di canali portuali con profondità anche rilevante, canali che per la circolazione delle acque potrebbero utilizzare l’acqua del Po.
Sarà anche da valutare se, in un’eventuale nuova portualità del basso Veneto, possa essere collocato un porto commerciale, in via di ipotesi meno costoso come edificazione dell’isola artificiale prevista al largo di Venezia e meno oneroso come gestione, potendosi prevedere lo sbarco diretto delle merci, in particolare container, senza il doppio passaggio nave / isola e isola / terraferma.
L’idea progetto della “free zone” riteniamo possa costituire una delle più importanti risposte al tema dell’occupazione a Venezia e Mestre con l’attivazione di una miriade di PMI defiscalizzate, inserite in un’area servita dai migliori servizi in stretto collegamento con il polo tecnologico di VEGA e tale da rappresentare un’autentica svolta all’ex zona industriale che ha visto scendere gli occupati dagli oltre 30.000 degli anni passati agli attuali 10.000 addetti in continua decrescita.
In tale area, realizzata la mappa di tutti i vincoli in essa esistenti e di cui va operata un’intelligente ragionevole semplificazione, e adottate le norme anti burocrazia contenute nella legge Severino 31.12.2012,n.235, si potrebbero immediatamente realizzare:

a) il centro direzionale dei servizi, autentica city, di Venezia –Mestre implementando quanto significativamente VEGA con Condotte ha avviato con il progetto EXPOVenice (padiglione Aquae per EXPO 2015) e sulla base della visione strategica per il waterfront di Marghera, terminale privilegiato per l’economia veneziana e veneta e per il traffico marittimo dell’Oriente verso i Paesi dell’Est europeo;
b) il casinò del divertimento su cui a più riprese diverse società internazionali hanno dimostrato la volontà di investire;
il palais Lumière, dopo il superamento dell’assurda querelle sulla realizzazione di tale opera, con annessa università della moda, tenendo presente la riconfermata volontà della famiglia Cardin di realizzare l’investimento.

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VENETO PENSA per Venezia

VENETO PENSA per Venezia

La nostra idea di Venezia
Con un gruppo di amici di cultura e tradizione popolare e democratico cristiana, insieme ad altri di cultura laica liberale e riformista, abbiamo dato vita al comitato per la Costituente dei Popolari di Venezia con l’obiettivo di concorrere alla grave crisi morale, prima ancora che culturale, politica ed economico finanziaria che ha così gravemente segnato la nostra città.
Con gli amici della Lista civica per Venezia, Mestre e isole abbiamo avviato un percorso con la condivisione delle proposte programmatiche allegate, che sottoporremo alla verifica con i mondi vitali della nostra città e con la scelta del metodo delle “cittadinarie”, quale strumento per la scel-ta del candidato Sindaco per Venezia da parte degli elettori veneziani.
Il nostro intendimento rimane quello di realizzare le più ampie convergenze su una condivisa proposta programmatica e la scelta delle “cittadinarie” con quanti sono interessati a garantire a Venezia di voltare finalmente pagina, dopo le inqualificabili vicende che hanno portato al commis-sariamento dell’amministrazione comunale.
La guida politica di Venezia negli ultimi vent’anni ha visto ininterrottamente la responsabilità di governi di sinistra con l’aiuto di qualche ininfluente accolito di complemento:
Massimo Cacciari (1993/2000), Paolo Costa ( 2000/2005), ancora Massimo Cacciari ( 2005/2010) ed, infine, Giorgio Orsoni, dal 2010 sino all’arresto (Giugno 2014) e in attesa del pro-cesso che tante ambasce sta creando nel PD dopo l’avvenuta incriminazione di alcuni suoi autore-voli esponenti.
Dopo oltre vent’anni qual è il lascito di queste giunte ? Una situazione fallimentare: 881 milioni di € di debito e 47 milioni di € di passivo di bilancio. Qualsiasi impresa o società privata in tali condizioni porterebbe i libri contabili in tribunale. E’ evidente che questa classe dirigente politica ha fallito e deve essere sostituita da una nuova ge-nerazione di politici e amministratori, animati da un’esclusiva volontà e passione civile: mettersi al servizio di una comunità traendo dai principi fondamentali della sussidiarietà e solidarietà le stelle polari del loro impegno.
Questo comporta mettere al centro della propria iniziativa la persona e la famiglia, i corpi inter-medi ai quali le strutture istituzionali sovra ordinate, a partire da quelle comunali, devono offrire servizi e risposte nel rispetto delle autonomie di ciascuno.
Un rovesciamento totale rispetto a un sistema di potere sin qui incentrato sulla dipendenza pub-blica, tra comune e la miriade di imprese ad esso collegate; un sistema di potere e un blocco socia-le andato definitivamente e miseramente in crisi.
La nostra idea di Venezia si collega alla proposta che i Popolari veneti intendono sviluppare a li-vello politico con l’istituzione della macro regione del Nord-Est, convinti come siamo che l’Italia non è più in grado di sostenere l’onere di 21 Regioni tra quelle a statuto speciale e a statuto ordi-nario e, ancor di più, di mantenere le ormai obsolete e non più sopportabili distinzioni di compe-tenze e funzioni tra le stesse.. Intendiamo, sull’insegnamento del compianto prof Miglio, realizzare l’unità del Veneto e delle Venezie spalmando l’autonomia tra le tre regioni sul modello bavarese, con Venezia come capitale di riferimento e attuando quanto già è previsto nella norma costituzionale. Intendiamo, altresì, considerare la scelta irreversibile di Venezia città metropolitana, nel cui nuo-vo ruolo anche la pluriennale questione del rapporto tra centro storico e terraferma veneziana di Mestre potrà trovare una più efficace ed efficiente soluzione.
Premessa, tuttavia, indispensabile per qualsiasi azione politico amministrativa sarà quella di pro-cedere a un’attenta verifica dei conti del Comune e di tutte le partecipate per avere cognizione e-satta della situazione amministrativa, contabile e patrimoniale su cui poter assumere le decisioni conseguenti.
Le priorità che intendiamo assegnare al programma per la nuova amministrazione di Venezia sono le seguenti:
1) OCCUPAZIONE
2) SICUREZZA DEI CITTADINI E STOP DEGRADO DEL TERRITORIO
3) SERVIZI SOCIALI E RESIDENZIALITÀ VENEZIANA
4) CITTA METROPOLITANA
5) INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

1) Occupazione
Il lavoro non solo per i giovani disoccupati, ma anche per i molti licenziati e cassaintegrati vene-ziani è la prima priorità cui dare soluzione.
Cultura, turismo, portualità e recupero delle attività produttive a Marghera, sono le aree nelle qua-li anche l’intervento sussidiario dell’ente locale può e deve essere garantito.
Quanto alla Cultura è tempo di ripensare globalmente all’idea culturale di Venezia superando le at-tuali frammentazioni, disorganiche iniziative e assicurando un serio coordinamento ai diversi centri e istituzioni operanti nella città.
I Veneziani, vecchi e nuovi, devono riprendere consapevolezza delle attese che il mondo rivolge alla loro città. Un caposaldo di civiltà universale che non può e non deve essere immiserito al ruolo di meta turistica. Quanti hanno il privilegio di abitarci e la somma responsabilità di assumerne il go-verno, dispongono di un enorme patrimonio di centri culturali: dalle Università agli Istituti (l’Istituto Veneto, l’Ateneo Veneto, tra i maggiori), dalle Accademie agli Enti (La Biennale, la Fenice), alle Fondazioni (Giorgio Cini, Levi, Querini Stampalia, etc.), dall’Archivio di Stato al sistema museale pubblico e privato. Un formidabile complesso vocato alla conoscenza e all’intelligenza creativa, che abbisogna di essere posto in sinergia. La politica culturale cittadina è una straordinaria risorsa, si-nora mortificata dalla scarsa considerazione in cui è stata tenuta, con un governo debole e di limita-ta progettualità (a puro titolo di esempio, si ricordi che Venezia, con la sua altissima qualificazione musicale, non è stata in grado di avviare con continuità e stabilità un Festival della musica barocca veneziana, mentre Salisburgo puntando solo su Mozart, ogni anno richiama folle di appassionati e grandi direttori). La città che è stata il fulcro dell’editoria sacra e profana, raccolta nella Biblioteca Marciana, nell’Archivio di Stato e in altre sedi, avrebbe tutte le carte in regola per proporsi come sede di Mostre annuali del libro in ogni specificazione (libri d’arte, libri di antica e nuova scienza gastronomica, libri tecnici e scientifici etc.). Da tutte queste manifestazioni non effimere verrebbe un beneficio diretto al sistema di accoglienza cittadino,
Un calendario condiviso e programmato in grado di spalmare in tutto l’arco dell’anno iniziative mirate di grande valore culturale, funzionale anche a una più efficace distribuzione degli afflussi turistici, oggi concentrati disordinatamente nel periodo Maggio-Settembre con tutte le conse-guenze negative che tale concentrazione comporta per la città e per i suoi abitanti
Il Comune dovrà favorire e incoraggiare gli imprenditori, partite IVA e i privati cittadini, a utilizza-re le leggi sul mecenatismo culturale, che prevedono la deducibilità fiscale delle risorse impegnate a sostegno di attività culturali. sia tramite il FONDO PER IL MECENATISMO RIFERITO ALLA LEGGE 665, sia con l’Art Bonus (Disposizioni urgenti per la tutela del patrimonio culturale e lo svi-luppo della cultura e il rilancio del turismo). Il comune, gli enti pubblici di sua pertinenza interes-sati/bili potranno proporre a tutti gli imprenditori del territorio, la costituzione di una fondazione finalizzata all’utilizzo delle agevolazione fiscali per la tutela dell’arte e della cultura sia per quanto riguarda le opere passate sia a riguardo dell’arte futura.
Serve un programma in grado di coinvolgere con la città metropolitana tutto il territorio venezia-no dal Tagliamento al Timavo, dall’Adige al Po sino al Mincio. Venezia come punto di riferimento delle Venezie e tra il Nord e il Sud dell’Europa, tra l’Ovest e l’Est del mondo.
Nostro impegno sarà rivolto a favorire l’avvio di un Festival mondiale della musica barocca che a Venezia ha avuto alcuni tra i suoi più illustri fondatori, dal Caldara a Vivaldi, per offrire alla città un ruolo analogo a quello assunto a livello mondiale da Salisburgo per la musica mozartiana e di Bayreuth per quella wagneriana.
Considerato il ruolo che Venezia ha avuto nei secoli, sia nel settore del commercio di alcuni beni essenziali (sale, zucchero, spezie) che per la divulgazione della grande cucina rinascimentale ita-liana con la sua attività editoriale dominante in Europa sino al XVIII secolo, si favorirà lo sviluppo di una Mostra permanente a Venezia della cultura dell’alimentazione e della civiltà della ta-vola, puntando a realizzarne l’avvio con Expo2015, e con il fine di coinvolgere in uno straordina-rio e affascinante scenario le diverse civiltà della tavola esistenti nei cinque continenti e l’intera filiera agro-alimentare italiana e triveneta in particolare.
La presenza diffusa dell’immagine di Venezia in tutto il mondo, unitamente al prestigio
della nostra ristorazione e della civiltà dell’ospitalità veneta, in ragione delle varie associazioni in-teressate ed interessabili, potrebbero garantire le migliori possibilità di riuscita e di successo turi-stico. Una vera e propria sfida culturale tra produttori, conservatori, distributori, albergatori, ri-storatori, cuochi, uomini di cultura e d’arte, retta e governata dal piacere di stare a tavola, di stare insieme e dalla volontà di integrare realtà differenti per la promozione del progetto Italia, ma so-prattutto veneto.
L’Arsenale e l’area risanata di Marghera, insieme a molti beni immobili pubblici , accanto ad attivi-tà produttive compatibili potranno divenire sedi di fondaci culturali aperti alla partecipazione di giovani da tutto il mondo e occasioni per l’attivazione di innovative start up dell’arte e della crea-tività giovanile.
L’Arsenale è certamente la struttura , la darsena , il porticciolo turistico potenzialmente più bello, valido ed accogliente di tutto l’Adriatico . E’ perciò che siamo convinti che sia possibile , nell’interesse di Venezia, per rivitalizzare la zona di Castello orientale, per ripopolare l’area della città più precaria dal punto di vista del tessuto umano, riportare all’interno dell’Arsenale soggetti pubblici e soggetti privati attraverso un unico filo conduttore rappresentato dal polo nautico; da un lato si ritiene opportuno concentrarvi tutti gli istituti e le scuole orientate alle professioni ma-rinare, quindi soggetti pubblici , e dall’altro localizzare un importante porto turistico per yacht fi-no a 80 metri i cui proprietari non hanno certo problemi a pagare quanto verrà loro richiesto, ol-tre naturalmente una marina per barche meno pretenziose legate alla cantieristica minore .
Le scuole marinare avrebbero una delle sistemazioni più valide esistenti nel Mediterraneo , molto simile , ma migliore , alla sistemazione logistica dell’Accademia Navale di Livorno , mentre la nau-tica maggiore e minore , si troverebbe ad operare al centro della città ed a ridosso della parte di laguna più bella , compresa fra i bacini di carenaggio , le Vignole , la Certosa , Sant’Elena , Sant’Andrea e la bocca di porto del Lido .
Presso l’Arsenale siamo interessati a sostenere l’idea progetto elaborata dal gen. Giorgio Paternò di ricostruzione del Bucintoro, la splendida galea di Stato dei Dogi veneziani che, tanto nella fase di lavorazione cantieristica che come artifatto di pregio artistico richiamerà visitatori da tutto il mondo.

Il turismo e le sue problematiche per Venezia
Il turismo è una delle attività divenute prevalenti nel bilancio delle attività economiche della città. Esso assume dimensioni crescenti quasi di tipo esponenziale. Se alla metà degli anni’50 Venezia ospitava circa 1,6 milioni di turisti all’anno, ora si sfiorano i 30 milioni.
Fenomeno che non si limita alla sola città storica, ma interessa anche la terraferma, dove si stima-no circa 4 milioni di presenze annue. E’ evidente che una tale situazione del tutto anomala richiederebbe una legislazione speciale e non essere regolata da norme regionali poco adatte alla specificità di Venezia. Venezia vive di turismo eppure fa fatica a convivere con il turismo, almeno con quello che si è sino a oggi sviluppato in maniera disordinata e senza regole.
La prossima amministrazione comunale in accordo con l’ente regione dovrà porsi seriamente il tema dell’ordinamento e la gestione dei flussi turistici.
Se, da un lato, l’introduzione di un ticket d’ingresso rappresenta una soluzione difficilmente gesti-bile per una città che già richiede ai suoi visitatori costi non indifferenti, qualche altra soluzione dovrà essere messa in campo per garantire una migliore gestione del flusso turistico con un ticket adeguato per l’accesso ai percorsi museali della citta’ (vedi Parigi- Louvre).
Esso va indirizzato verso zone della città altrettanto degne di essere visitate oltre a Piazza San Marco e al Ponte di Rialto. Un turismo telematico che sceglie per ogni soggiorno a Venezia una specifica località o tema andrebbe messo in opera.
Così come la distribuzione delle diverse attività di promozione artistica e culturale andrebbe pro-grammata per tutto l’anno e non concentrata nel periodo Marzo-Settembre, che è quello in cui si concentra ora la massima confluenza turistica in città. Per il bene della città, per equilibrare i flussi turistici, le mostre vanno fatte nel periodo invernale, contribuendo così all’obiettivo di una miglior vivibilità per i residenti, ma nel contempo offrendo agli operatori del turismo una stagione più ampia con conseguente maggior produttività per gli alberghi, i negozi, i ristoranti.
Anzitutto andrà ampiamente pubblicizzata, via Internet e nelle guide cartacee, l’inopportunità di visitare Venezia in questi mesi, nei quali la città è sovrappopolata e non è in grado di dare ai turisti il meglio di sé. Andrà poi predisposta una serie di itinerari che consentano una visita della città che, pur nel breve tempo di un giorno, riesca a distribuire l’afflusso turistico anche nelle zone peri-feriche del centro storico, con il risultato ulteriore di aiutare l’economia delle zone meno centrali della città. Andrà anche valorizzata una visita “via d’acqua”, riconsiderando quello che è stato chiamato “va-poretto dell’arte”, che solo a Venezia non ha trovato adeguato successo, trasformandone la funzio-ne analogamente a quanto avviene a Parigi, in un itinerario lungo il Canal Grande, la principale via della città, con presentazione in varie lingue dei palazzi che si affacciano lungo il percorso, la loro architettura e la storia delle famiglie e dei personaggi che li hanno abitati. Se tutto questo ha un costo, e certamente lo ha, andrà pagato con una parte del ricavato della tassa di soggiorno, che nel 2013 ha dato all’amministrazione oltre 20 milioni di euro.
Va definitivamente risolta la questione delle navi crociera a Venezia impegnandoci da subito allo stop del loro passaggio in bacino San Marco.
Consapevoli dell’importanza che l’attività crocieristica assume per la città ( sono circa 5000 le persone che direttamente e indirettamente sono occupate in tale attività) resta per noi impropo-nibile il passaggio in laguna delle grandi navi, per l’elementare dovere del rispetto del principio di precauzione nei confronti di una città unica per la sua fragilità strutturale; un sogno reale sospeso tra mare e cielo, riteniamo, quindi, che la crocieristica debba restare a Venezia, ma con soluzioni alternative per raggiungere la Marittima, come quelle previste dal decreto Passera individuabili in un canale dietro la Giudecca o altra soluzione che superi le verifiche di sostenibilità e compati-bilità ambientale, come pure l’ipotesi del canale della Contorta .
L’espansione del turismo e della sua monocultura ha determinato, come ovvio, una serie di conse-guenze sul piano delle rendite immobiliari, con incrementi crescenti dei valori immobiliari per in-vestimenti speculativi, per l’uso di spazi ricettivi da residenziali a funzioni di affittacamere, bed & breakfast, attività abusive e scomparsa quasi del tutto dei negozi di vicinato.
Anche la terraferma, con la dissennata politica di apertura dei grandi centri commerciali a Mar-ghera, Mestre e Marcon, ha subito una vera e propria desertificazione del centro delle attività commerciali. I luoghi del commercio cambiano le abitudini dei cittadini e penalizzano ovunque i centri storici.

Recupero dell’area dell’Arsenale e attuazione del piano di recupero delle isole, degli ex Forti del “campo trincerato” e di Forte Marghera, andranno accompagnati da un riassetto complessivo della governance della città, considerata la quantità di autorità con competenze separate per il bacino San Marco e per il territorio comunale. Tutte competenze del comune e dei suoi diversi settori amministrativi, della Soprintendenza ai BB.AA. di Venezia e della Regione, della Soprintendenza ai BB, Archeologici, del Magistrato alle Acque, dell’Autorità portuale, della Capitaneria di Porto, dell’ENAC in area portuale, delle FF.SS., ANAS, ENEL, ENI, Agenzia del Territorio, Demanio, Regione Veneto, ASL, Società Autostrade an-drebbero coordinate dal Comune-Città Metropolitana salvo quelle di controllo sui BB.AA.

La portualità
Il porto di Venezia è uno dei porti meglio posizionati nel Sud Europa, da oltre cinquant’anni è il primo porto dell’Adriatico. La portualità lagunare cioè i porti di Venezia e Chioggia rappresentano una delle realtà portuali più valide e complesse del Mediterraneo.
Il nodo infrastrutturale di Mestre, già di per sé importante per il Nord – Est, con la caduta della cortina di ferro e con il progressivo inarrestabile allargamento dell’Unione europea a Est, è diven-tato snodo primario di distribuzione dei flussi di merci e di uomini sia fra ovest ed est che fra sud e nord. Porto Marghera, oltre ad essere oggi il più importante porto commerciale dell’Adriatico, è l’insediamento della più estesa area chimica d’Italia; il porto passeggeri, che fa capo a Venezia cen-tro storico, è oggi il primo scalo italiano per tale traffico; nella laguna veneta a sud abbiamo una realtà affascinante come la città di Chioggia , una piccola Venezia che ha saputo trattenere i propri abitanti mantenendo quindi tutte le caratteristiche culturali, popolari e caratteriali che Venezia non ha più a causa dell’esodo di una rilevante parte dei suoi abitanti, esodo che i politici che si so-no succeduti negli ultimi decenni non hanno saputo gestire e quindi frenare.
Il porto a Venezia e Chioggia non è, in ogni caso, riduttivamente il porto di Venezia e Chioggia, ma un’ infrastruttura basilare per lo sviluppo economico, occupazionale, produttivo e sociale di tutto l’hinterland che sta alle spalle, e l’hinterland della portualità lagunare interessa e condiziona il Triveneto e tutta la Valle Padana.
I progetti sviluppati in questi anni dall’autorità portuale dovranno essere assunti come momento di verifica della loro compatibilità con le linee strategiche di conservazione e sviluppo della città.
Va garantita la conservazione delle attività della Marittima con l’utilizzo dei canali alternativi fino al completamento della piattaforma offshore ed al conseguente riuso delle aree portuali di Mar-ghera con un nuovo PAT condiviso Comune-Autorità Portuale.
Bisogna potenziare il terminal traghetti (autostrada del mare) a Fusina con i servizi di contorno di ospitalità per operatori (alberghi low cost, market, officine) e per passeggeri, così come andranno potenziati i servizi di supporto alla nautica commerciale e turistica nelle acque interne

Il recupero manifatturiero di Marghera (“free zone”- ZONA FRANCA )
Il consiglio comunale di Venezia, nella riunione del 16 giugno 2014 ha approvato la costituzione della newco che gestirà i 110 ettari di Porto Marghera che Syndial (gruppo Eni) ha accettato di ce-dere. Si tratta di dare pratica attuazione a tale deliberazione.
Da tempo i popolari veneziani hanno indicato l’opportunità di realizzare nell’area di Marghera una “free zone”(zona franca) in base a quanto previsto dai regolamenti comunitari.
Il Codice doganale comunitario, infatti, è stato istituito con Regolamento CE n. 450/2008, prevede che gli stati membri possano destinare a zona franca talune parti del territorio nazionale, è stato più volte rinviato nella sua applicazione; l’ultimo rinvio è stato approvato con il Regolamento CE del 10 ottobre 2013 n. 952/2013, che rinvia l’applicazione della Sezione 3 riguardante le Zone Franche alla data del 1 giugno 2016. La “free zone” è un’area destinata alla promozione del commercio, all’esportazione e all’apertura dell’economia nazionale al mondo esterno. In essa sono ammesse attività industriali, commerciali e dei servizi.
Poiché la Zona Franca costituisce una delle manifestazioni dell’autonomia regionale e la Costitu-zione italiana prevede queste forme di maggiore autonomia, atteso che il Regolamento comunita-rio è equiparato, nella gerarchia delle fonti del diritto italiano, alla legge nazionale, l’istituzione di una Zona Franca sul territorio italiano non viola le disposizioni del Regolamento comunitario, che è in vigore dal 10 ottobre 2013.
In tale zona franca intendiamo favorire un nuovo progetto, di natura non industriale, per dare all’area uno sviluppo che consenta di impegnare le forze lavorative presenti nella terraferma ve-neziana.
Questo non per eliminare le industrie che vi sono: il cantiere navale della Fincantieri è un gioiello di cui la città deve essere fiera ed anche le altre industrie presenti vanno tutelate, pur se inquinan-ti, sapendo però che non sono loro il futuro.
Le aree di porto Marghera dovranno avere utilizzi ecologicamente compatibili( PMI della green economy. artigianato di produzione e di servizi, terziario avanzato) con l’essere in gronda lagu-nare, e quindi non inquinanti, e questi utilizzi dovranno valorizzare le aree in termini economica-mente compatibili con l’assunzione da parte degli utilizzatori dei costi di bonifica, posto che l’attuale situazione economica del Paese rende poco probabile che questi costi vengano assunti totalmente dallo Stato. Un percorso che sarebbe grandemente facilitato con la costituzione della zona franca.
Su questa linea si è mosso il porto di Venezia, acquisendo molte aree da destinare ad una portuali-tà più commerciale che industriale, ma sono state proposte anche altre destinazioni quali il terminal per le Grandi Navi da crociera, la city della PA-TRE-VE, la città metropolitana tra Venezia Padova e Treviso e una destinazione ad area di commercio internazionale, un grande fondaco per la città di Venezia che è nata ed è diventata ricca come città di commercio del mondo medioevale.
Se Porto Marghera non avrà in futuro una destinazione industriale verrà a mancare nel nord est un’area industriale con accesso diretto dal mare. Potrebbe essere ripreso il progetto di molti anni fa di un’area industriale con queste caratteristiche da edificarsi nel basso Veneto (progetto Vene-zia Sud) , in terreno alluvionale nel quale non vi sarebbero difficoltà per lo scavo di canali portuali con profondità anche rilevante, canali che per la circolazione delle acque potrebbero utilizzare l’acqua del Po.
Sarà anche da valutare se, in un’eventuale nuova portualità del basso Veneto, possa essere colloca-to un porto commerciale, in via di ipotesi meno costoso come edificazione dell’isola artificiale pre-vista al largo di Venezia e meno oneroso come gestione, potendosi prevedere lo sbarco diretto del-le merci, in particolare container, senza il doppio passaggio nave / isola e isola / terraferma.
L’idea progetto della “free zone” riteniamo possa costituire una delle più importanti risposte al tema dell’occupazione a Venezia e Mestre con l’attivazione di una miriade di PMI defiscalizzate, inserite in un’area servita dai migliori servizi in stretto collegamento con il polo tecnologico di VEGA e tale da rappresentare un’autentica svolta all’ex zona industriale che ha visto scendere gli occupati dagli oltre 30.000 degli anni passati agli attuali 10.000 addetti in continua decrescita.
In tale area, realizzata la mappa di tutti i vincoli in essa esistenti e di cui va operata un’intelligente ragionevole semplificazione, e adottate le norme anti burocrazia contenute nella legge Severino 31.12.2012,n.235, si potrebbero immediatamente realizzare:
a) il centro direzionale dei servizi, autentica city, di Venezia –Mestre implementando quanto significativamente VEGA con Condotte ha avviato con il progetto EXPOVenice (padiglione Aquae per EXPO 2015) e sulla base della visione strategica per il waterfront di Marghera, terminale privilegiato per l’economia veneziana e veneta e per il traffico marittimo dell’Oriente verso i Paesi dell’Est europeo;
b) il casinò del divertimento su cui a più riprese diverse società internazionali hanno dimo-strato la volontà di investire;
c) il palais Lumière, dopo il superamento dell’assurda querelle sulla realizzazione di tale ope-ra, con annessa università della moda, tenendo presente la riconfermata volontà della fa-miglia Cardin di realizzare l’investimento

Il casinò di Venezia
Ha rappresentato per anni una delle fonti sicure delle entrate per il Comune di Venezia.
le precedenti gestioni avevano garantito promozione e sviluppo.
Poi l’inversione di rotta le cui cause principali sono così individuabili:
l’assenza di una gestione imprenditoriale all’altezza della situazione e l’ingordigia e l’avidità dell’unico azionista. Va poi evidenziato il fatto nuovo rappresentato dalla comparsa sul mercato del gioco d’azzardo, prima oligopolistico e retto dal quadrumvirato dei casinò di Campione d’Italia, San Remo, St Vin-cent e Venezia, dello Stato, che ha distribuito su tutto il territorio nazionale centinaia di migliaia di slot machine al fine di far cassa per l’erario.
Ciò comporta l’esigenza di una nuova strategia e di una rinnovata gestione, considerato anche il fallimento del tentativo di offrire il casinò ai privati, dimenticando le due rovinose gestioni
SAVIAT (1936) e STILE (1963).
Semmai, si dovrà puntare:” ad aumentare il capitale sociale di quanto serve per il rilancio dell’azienda e il risanamento dei conti, concedendo ai privati che hanno un qualche interesse profes-sionale ( produttori di attrezzature per il gioco, emittenti televisive, organizzatori di eventi, ecc.) la possibilità di sottoscrivere l’aumento sino al 49%.
Proviamo a immaginare di offrire una parte di questo 49% a quei lavoratori del casinò che hanno a cuore il destino della loro azienda. Molti di loro potrebbero essere interessati a rinunciare al 50% del TFR riducendo di oltre 4 milioni di Euro l’indebitamento della società, a rinunciare al 50% delle mance per i prossimi tre o quattro anni, apportando in questo modo circa 15 milioni di Euro e diven-tando azionisti della loro azienda. Naturalmente ad una condizione: il management dovrà essere confermato anno per anno dagli azionisti sulla base dei risultati e non scelto con obsolete logiche partitiche.”
Questa crediamo sia la strada da perseguire con la prossima amministrazione comunale unita-mente al progetto di realizzare con capitali privati il grande casinò del divertimento; un progetto realistico con investitori pronti a intervenire e fonte possibile di una nuova e qualificata occupa-zione giovanile.

2) Sicurezza dei cittadini e STOP AL DEGRADO
Un elemento come la sicurezza urbana è divenuto centrale per la crescita, vivibilità, serenità dei cittadini e la stabilità degli investimenti. Non c‘è dubbio che in Terraferma questa sia peggiorata portando al degrado zone anche centrali faticosamente recuperate a funzioni pubbliche.
Il fenomeno immigratorio che ha interessato fortemente anche la nostra città, ha determinato una profonda trasformazione del tessuto sociale e demografico soprattutto di Mestre e della terrafer-ma, sino a cambiare la stessa composizione della strutture dei servizi e della residenzialità in zone vaste come Via Piave, l’area attorno alla stazione di Mestre, Corso del Popolo ed altri quartieri del-la città. Chi vive, anche suo malgrado, in una condizione di irregolarità, clandestinità o anche solo di ogget-tiva grave difficoltà economica, è più facilmente indotto a comportamenti e atti illegali.
Venezia città accogliente e ospitale, della storica tolleranza, darà spazio alla voglia di fare e di in-traprendere dei lavoratori stranieri regolari, ma taglierà ogni possibilità di alibi ai non regolari at-traverso il contrasto a:
• locazioni irregolari di abitazioni e negozi, controllo del rispetto del regolamento di igiene e numero delle persone per appartamento;
• lavoro in condizioni sommerse;
• evasione ed elusione fiscale del lavoro e dell’impresa, ma anche attraverso la tutela dei di-ritti fondamentali, promuovendo:
• contratti di solidarietà per nuovi veneziani che rischiano di tornare irregolari
• riconoscimento delle condizioni di asilo a chi ne ha diritto
• ricongiungimento familiare protetto per chi lo merita

Vogliamo perseguire l’obiettivo di fare di Mestre una città aperta e sicura con tolleranza zero ver-so le illegalità, il coordinamento quotidiano tra polizia municipale e forze dell’ordine; stop all’accattonaggio e al commercio abusivo a Venezia centro storico; rete di telecamere con monito-raggio quotidiano dei punti, aree, piazze e servizi residenziali della città
Il Comitato per la sicurezza costituito da tanti cittadini ha svolto un encomiabile ruolo anche di supplenza negli ultimi anni. Se si vuole che le strade tornino a ospitare famiglie e sicurezza, bi-sogna allargare le occasioni di incontro e favorire il commercio di vicinato, vedere nelle zone più a rischio la presenza permanente di controlli.
Il Comitato “Mestre off Limits” ci ricorda il positivo lavoro da loro svolto con le Istituzioni. Prefet-to, Questore e Sindaco hanno intuito che l’interazione produce risultati e che l’azione del super comitato non è “contro” ma a “favore” delle Istituzioni stesse, laddove si rende problematico tal-volta il semplice comunicare “cosa si è fatto, cosa si farà” da parte delle Autorità.
Il Comitato ha raccolto 7000 firme, creato spunti, quali il “Dossier Mestre”, puntuale analisi anche fotografica e suddiviso zona per zona, a testimonianza di quanto il degrado cittadino sia esploso praticamente ovunque.
Ulteriore passo, probabilmente unico nel panorama dei comitati cittadini, è stata la definizione di un disegno di legge da presentare ai parlamentari definendo un nuovo reato, “il procurato degra-do” atto a colpire con pene rilevanti chi organizza i “racket di sbandati (i cosiddetti barbanera”) e ne trae vantaggi economici enormi.
La fattispecie colpisce altresì gli organizzatori della “via della prostituzione” invogliando con false promesse di lavoro in Italia donne dell’est. Allo studio la creazione di un network, sulla falsariga degli attuali social media, per allertare in tempo reale le Forze dell’Ordine alla presenza di un cri-mine e fornire dati utili alla re-pressione.
Una più forte dotazione di risorse umane e materiali alle forze dell’ordine e il sostegno all’attività di questi organismi sussidiari andrà sollecitata e garantita dalla prossima amministrazione comu-nale.

3) Servizi sociali e residenzialità
A Venezia da anni esiste un problema “residenzialità” collegata allo spopolamento e snaturamento della stessa nel centro storico, da considerare nell’ambito della situazione dell’intero Comune, ter-raferma di Mestre e isole dell’Estuario compresi.
Lo spopolamento, infatti, non riguarda solo il centro storico, ma tutto il Comune che ha visto un calo della popolazione dai 274.168 abitanti del 2001 ai 270.884 del 2010.
Il centro storico nel 2001 contava 65.695 residenti che si sono ridotti a 59.621 nel 2010; l’Estuario è passato dai 32.183 residenti del 2001 ai 29.933 del 2010.
I nati nel centro storico nel 2010, 406 e i morti 891; nell’estuario i nati nel 2010, 193 e i morti 448. Un tasso di natalità in centro storico pari allo 0,68% e di mortalità dell’1,49% e nell’estuario: tasso di natalità allo 0,64% e di mortalità all’1,50%.
Va anche considerato che negli anni 2006-2010 il saldo immigrati/emigrati nel comune risulta positivo solo per l’apporto di immigrati stranieri e che in relazione al saldo migratorio vi è un rile-vante saldo migratorio negativo a favore di altri comuni della provincia di Venezia.
Ciò significa che, al di là del modesto aumento di residenti, a Mestre non trova casa un gran nume-ro di cittadini provenienti dal resto del Comune.
Il tema dell’housing sociale assume anche a Venezia un ruolo importante all’interno di un muta-mento profondo dei caratteri sociologici di Venezia e di Mestre:
Venezia ha mutato il suo significato economico tramutandosi da città direttiva a turistica, Mestre ha perso il suo significato di complemento di attività industriali che ora non ci sono quasi più e non ha raggiunto un superiore livello e l’Estuario ha perso la sua vocazione agricola e di centro marinaro.
In pratica nel suo complesso il Comune di Venezia ha mutato il suo significato economico pur mantenendo il suo assetto territoriale.
Beni immobili a diversa destinazione d’uso con prezzi drogati in centro storico per un’offerta indi-sponibile per i ceti medi e popolari e permanendo viva la domanda di edilizia sociale e a canoni compatibili rendono anche a Venezia e Mestre urgente il tema dell’housing sociale.
ATER e Comune di Venezia dispongono di un patrimonio immobiliare pubblico di circa 8000 unità immobiliari. Si tratta di procedere a un’esatta ricognizione della permanenza delle condizioni di bisogno in base alle quali furono a suo tempo compiute le assegnazioni delle case popolari, in con-formità a corrette valutazioni degli Indici ISEE (situazione economica di un nucleo familiare, cal-colato sulla base del reddito e di altri parametri socio economici).
Procedere a offrire l’acquisto delle case a coloro che, essendone assegnatari, sono nelle condizioni e nell’interesse di assumere la proprietà dei beni assegnati per finanziare attraverso la vendita del patrimonio pubblico disponibile e non strategico, la nuova residenza sociale per i giovani, i nuovi veneziani e gli anziani. Quanto al tema più generale dei servizi sociali il nostro programma, coerentemente all’azione condotta dai Popolari a livello regionale, intende impegnare la prossima amministrazione comu-nale a perseguire i seguenti obiettivi, coerenti con i principi di sussidiarietà e solidarietà cui ispi-riamo la nostra attività politico culturale:
Vita: equiparazione con legge regionale dei nascituri ai nati per ogni beneficio regionale e degli enti locali veneti (es. punteggi erp, graduatorie, isee, …)
Famiglia: no tax area per 3 anni dal matrimonio prorogata di un anno per ogni figlio;
Famiglia/scuola: deducibilità completa delle spese per i figli dall’imponibile per tributi regionali e locali;
Famiglia: DARE SUBITO UNA “DOTE” a tutte le famiglie venete, creando il fami-liare ius aedificandi. Per ogni figlio un credito edilizio, utilizzabile o alienabile vincolan-do gettito a spese familiari. Così ogni famiglia avrà una vera e propria dote. Si tratta di un esempio di un inedito passaggio culturale da concepire e favorire, passando, cioé, dalla concezione di un “pubblico” che interviene con la spesa a un “pubblico” che sappia libe-rare risorse e indirizzare il mercato con le “regole”.
Welfare community – SOS sussidiarietà: una nuova legge regionale sui servizi sociali, convertirà i meccanismi di assistenza, attualmente troppo incentrati sulle strutture ammi-nistrative regionali e comunali, dalla elargizione di denaro o servizi al supporto di reti re-lazionali di prossimità alla persona che è in situazioni di disagio, per passare da un welfa-re della spesa a un welfare delle comunità; si deve, cioè, favorire che il sostegno alle nuove forme di povertà avvenga innanzitutto sostenendo le forme di solidarietà presenti nella società;
Welfare community – allargare il “pubblico”: la legge regionale, pertanto, equipari tout court i servizi alla persona del settore no profit ai servizi pubblici degli enti locali e ciò anche ai fini delle esenzioni dalle tassazioni regionali e locali gravanti sui beni strumen-tali all’attività;
Welfare community – costi standards: introduzione del meccanismo dei costi standards in tutti i servizi pubblici, specie sociali, sanitari e scolastici per una minor spesa complessiva:
Welfare community -spende chi sceglie! Riduzione della forme di gestione diretta nel pubblico e sostituzione del meccanismo di finanziamento pubblico. Attualmente i flussi finanziari promanano dalla Regione e dal Comune alle strutture, mentre bisogna mettere al centro “chi sceglie”, organizzando, in base ai costi standard”, la spesa per “crediti” e vouchers” che vengano messi direttamente a disposizione delle famiglie, che possono an-darli a utilizzare, a loro scelta, nelle strutture sociali, sanitarie, educative, siano esse “re-gionali” o convenzionate o cooperative, al fine di porre in essere un pluralismo nell’offerta con un nuovo protagonismo di scuole libere e imprese profit e non profit, che consentirà risparmi di spesa, sviluppo occupazionale e miglioramento della qualità;
Welfare community – cooperazione sociale contro disagio e disoccupazione: riconoscere le vere “gare comunitarie”, cioé considerando specificatamente la cooperazione so-ciale, anche di nuova costituzione (ad esempio fra ex dipendenti o giovani o overcinquantenni) nella legislazione regionale degli appalti, la cui normativa é allo stato penaliz-zante in quanto la natura no profit le rende meno competitive sui ribassi.

Risorsa educazione: Investire contro la cultura della sfiducia e, spesso, della disperazio-ne accentuata dalla crisi economica, valorizzando l’offerta educativa e della formazione professionale, attraverso l’esenzione delle istituzioni scolastiche dai tagli e consentendo la piena detraibilità delle rette scolastiche per le scuole paritarie. Realizzare spazi nido all’interno delle aziende partecipate comunali, incentivare la realizzazione di nidi azien-dali privati
Per le nuove famiglie andrà avviato un programma di aiuti come quelli su indicati e spe-rimentare asili con orario prolungato fino alle 20 anche per elevare il tasso di occupazio-ne dei giovani
Per i portatori di handicap andrà promossa la formazione e il tutorato al telelavoro e av-viato un incubatore di iniziative in telelavoro per valorizzare un potenziale di energie sot-tostimato
Per l’assistenza agli anziani e favorire un processo di invecchiamento attivo si favoriran-no i servizi di aggregazione, socializzazione e assistenza domiciliare; si coinvolgeranno gli anziani disponibili in servizi di pubblica utilità; si potenzieranno le strutture pubbli-che e private del volontariato sociale di sostegno extra ospedaliero per gli anziani non au-tonomi. Assistenza h24 compresa la somministrazione dei farmaci e del pasto a casa.
Stella polare della politica sociale della nuova amministrazione comunale dovrà essere l’assunzione del principio di sussidiarietà verticale e orizzontale con le istituzioni messe al servizio delle persone e dei gruppi sociali organizzati in un rapporto costruttivo per-manente pubblico-privato avendo sempre al centro i bisogni e i diritti della persona.

Queste in sintesi le nostre proposte in materia di welfare e famiglia:
MINORI e ETA’ EVOLUTIVA
Monitoraggio della spesa finalizzata a contenere i costi e pribilegiare quegli enti gestori che restituiscono un rendiconto “ trasparente”
PROMOZIONE DELLA FAMIGLIA
Sostegno con politiche specifiche, contributo alla natalità, sostegno alle scuole materne e asili nido, sostegno economico alle famiglie in difficoltò
PROMOZIONE DELLA GENITORIALITA’
Sostegno alle famiglie attraverso il rafforzamento della genitorialità, promuovendo le reti di genitori con particolari attenzioni anche ai genitori separati/divorziati o singoli
ANZIANI
Progetto centro storico, isole terraferma assistenza domiciliare e servizi diretti
GIOVANI
Sostegno di politiche per la promozione del benessere tra i giovani incentivando le azioni di aggregazione giovanile
VENEZIA CITTA’OPEROSA
Le questioni accoglienza migranti va affrontata con l’onestà di concordare quanti migran-ti la città è in grado di reggere in termini di casa e lavoro e quali strategia siano concre-tamente possibili per:
a) accrescere le buone occasioni di lavoro in città
b) sostenere coloro che intendono andare altrove
c) accompagnare presso altri territori coloro che rimanendo in città andrebbero ad ac-crescere le schiere dei disagiati

4) Città metropolitana e riordino struttura comunale
L’indicazione legislativa per la città metropolitana di Venezia ha posto fine alla lunga e improdut-tiva querelle sui limiti territoriali di tale scelta avendo definitivamente concluso che in sostituzio-ne dell’Ente Provincia, i 773 tra sindaci e consiglieri dei Comuni del veneziano che la costituisco-no, eleggano la Conferenza Statutaria e il Consiglio Metropolitano per poi passare allo Statuto del nuovo Ente che sarà composto dal Presidente che la legge prevede sarà il Sindaco di Venezia e da 18 membri del Consiglio metropolitano dei Sindaci.
Sarà così definitivamente spezzata l’ambigua dialettica tra Comune di Venezia e Regione del Vene-to, che ha portato all’affossamento inglorioso di entrambe le culture partitiche dominanti sulle due rive del Canal Grande, e offerta ai comuni veneziani l’opportunità di concorrere più incisiva-mente nelle scelte politico amministrative dell’intero territorio.
Per Mestre sarà più agevole risolvere molte delle difficoltà che si sono sin qui frapposte nel rap-porto con il centro storico, mentre fondamentale sarà riorganizzare la complessa macchina orga-nizzativo burocratica che ha mostrato molti limiti.
La burocrazia, fondamento indispensabile di qualsiasi struttura istituzionale, non può essere nella disponibilità degli interessi della politica, ma deve corrispondere a quei fondamentali principi di efficienza, efficacia, trasparenza e imparzialità indicati dalla Legge.
Il comune di Venezia conta oggi circa 3.000 dipendenti dei quali un migliaio impegnati nelle sei municipalità. Si tratta di compiere una seria analisi di efficienza ed efficacia di tale allocazione di risorse. Vanno rivisti gli organici e avviato un processo di riorganizzazione creando un forte e capace uffi-cio ad hoc che funga anche da interfaccia a Venis Spa, la società informatica del Comune, perché l’ICT è un potente strumento per il re-engeneering di qualunque organizzazione e per migliorare i servizi. Bisogna anche rivedere e snellire le aziende partecipate, oggi oltre 100, spesso refugium peccatorum di trombati o supporter politici. Bisogna inoltre aprire i servizi alla concorrenza e al mercato.
Si dovranno operare alcune scelte immediate:
– blocco turn-over (ad esclusione servizi essenziali e L.68);
– riorganizzazione della struttura con valorizzazione della meritocrazia;
– riassetto complessivo delle municipalità e l’istituzione ufficio città metropolitana e analisi pre-ventiva della divisione della città in due comuni (Venezia isole e Mestre terraferma);
– apertura uffici al pubblico aumentando le fasce orarie compresa l’apertura al sabato degli uffici anagrafe;
– formazione di un tavolo permanente di concertazione con tutte le categorie economiche della cit-tà per il rilancio e lo sviluppo di Venezia e Mestre

Anche l’assetto istituzionale andrà rivisto con la giunta comunale ridotta a soli 8 assessori oltre al Pro Sindaco di Mestre, il cui ruolo è stato colpevolmente soppresso e al quale andranno affidate le deleghe ai LL.PP e alla riqualificazione del territorio.
Al consiglio della città metropolitana il compito di riorganizzare la rete dei servizi sull’intero terri-torio razionalizzando quelli esistenti in funzione dei bisogni reali dei cittadini e in un corretto rapporto sussidiario pubblico –privato con ampio utilizzo della rete dei servizi del volontariato e del privato sociale.

TRASPARENZA E ETICA DELLA LEGALITA’
1) Applicare il percorso di trasparenza e l’osservanza del principio di responsabilità su tutti gli atti del comune di Venezia e degli enti pubblici ad esso collegati
2) Istituzione di un gruppo di lavoro per il controllo sistematico di tutte le gare comunali in corso e di quelle effettuati da almeno cinque anni
3) Costituzione di parte civile per la richiesta di danni causata dalle ben note vicende: caso MOSE,Consorzio Venezia Nuova, Mantovani….
4) Istituzione di un ufficio “Etica della legalità” per porre fine ai casi Bertoncello, MOSE, ecc. di concerto con la Procura della Repubblica e la Prefettura

SOCIETA’ PARTECIPATE
1) Procedere a una profonda ristrutturazione , dopo attenta due diligence di ciascuna realtà aziendale, mediante fusioni per incorporazione, secondo il principio: “Meno aziende, meno psrechi, più economie, migliori servizi per i cittadini”
2) Riforma dei contratti di servizio tra comune e aziende
3) Controllo sistematico dei livelli di dirigenza con attenta valutazione su costi, analisi effica-cia ed efficienza su tutti i bilanci e Applicazione rigorosa del principio di responsabilità a carico di tutti i dirigenti
4) ACTV,VERITAS,AVM, e società partecipate tutte: blocco del turn-over assunzioni sui livelli amministrativi ad esclusione L.68 e garanzia dei servizi essenziali, sì alla mobilità interna tra aziende e loro controllate
5) CASINO’
Fallito il bando per la cessione a privati l’azienda deve tornare alla gestione comunale me-diante una profonda ristrutturazione in temi di costi(Efficacia/efficienza) del management e il rilancio degli investimenti strettamente collegati al business della casa da gioco valu-tando con attenzione le nuove opportunità offerte dalla formula innovativo del casinò del divertimento
6) VEGA
Ristrutturazione secondo le linee indicate per l’area di Marghera e rilancio come sede eu-ropea dell’innovazione.

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Con la realizzazione della città metropolitana si potranno assumere iniziative maggiormente co-ordinate e condivise con le realtà territoriali veneziane facenti parte della nuova realtà ammini-strativa.
I nodi essenziali del sistema pubblico veneziano sono così riassumibili:
A) Metropolitana sub lagunare e di superficie.
Abbiamo accolto con totale condivisione le indicazioni fornite dal comitato “Progetto per Venezia” e riteniamo possano e debbano costituire un prezioso vademecum programmatico per la prossi-ma amministrazione comunale.
Si rende necessario il collegamento dell’area di Tessera con l’Arsenale, secondo terminal di acces-so alla città, in cui devono essere allocati tutti i servizi di informazione ed accoglienza per i turisti per poi raggiungere il Lido con il prolungamento del sistema e successivamente sfruttando la base delle barriere mobili del Mose, connettere a Nord in direzione di Punta Sabbioni e a sud Pellestri-na e Chioggia.
Ritenendo consolidate per l’Area Aeroportuale le previsioni concernenti la connessione quanto meno con la SFMR (Sistema ferroviario), Tessera diventerebbe il fulcro dei sistemi dei trasporti pubblici verso:
1. L’entroterra Veneto col sistema SFMR
2. Venezia con il sistema sub lagunare e con eventuale estensione alla Stazione Marittima
3. I Lidi del Veneto con il sistema misto sub lagunare e di superficie
4. Il territorio Nazionale col sistema ferroviario ed aereo
A integrazione di quanto sopra indicato dovrà essere previsto il prolungamento del tram fino all’Aeroporto al fine di metterlo in connessione con la Città di terraferma.

B) Sistema di interconnessione Terraferma-Venezia con l’utilizzo delle vie accesso ora in essere (Ponte della Libertà e Ferrovia).
E’ opportuno realizzare la connessione del Tram con la Stazione Marittima.
Il Tronchetto dovrà assumere prevalentemente la funzione di Isola dei Parcheggi e di interscam-bio, connesso mediante il peoplemover, con Piazzale Roma.
Piazzale Roma oltre all’utilizzo dei parcheggi pluripiano esistenti dovrà assumere le funzioni di parcheggio dei mezzi pubblici da realizzare all’interno di una struttura coperta estesa a tutto il piazzale; sopra tale struttura potrà essere realizzato un giardino pubblico quale prolungamento dei giardini Papadopoli. Da tale struttura potrà partire il sistema di connessione con il Parco di S.Giuliano attraverso una pista ciclabile pedonale da realizzarsi con struttura autonoma anche ai fini della sicurezza del Ponte della Libertà. Come progetto preliminare a suo tempo presentato da Veneto Strade approvato dalla Soprinten-denza e accettato dal Comune, soluzione in seguito cassata dall’Amministrazione Comunale la qua-le ha previsto una soluzione ibrida che non consente la realizzazione di una pista di adeguate di-mensioni anche in termini di sicurezza.

VENEZIA ARSENALE
L’Arsenale dovrebbe configurarsi come secondo Terminal di arrivo a Venezia.
Questa scelta ripristina di fatto un Terminal già esistente fin dalla fine dell’Ottocento lungo le Fondamenta Nuove dove arrivavano tutti i mezzi pubblici di collegamento con la Laguna Nord.
Questo secondo Polo permetterà di riattivare una parte della Città ora poco utilizzata, che servirà come punto di partenza oltre che di arrivo nella Città e come punto di partenza dei percorsi me-tropolitani per le Isole della Laguna.
Questo secondo Terminal dovrà essere dotato di punti di informazione per i Turisti sulla Storia della Città e sulla scelta, anche regimentata, dei percorsi di visita.
L’Arsenale dovrebbe essere rivalutato costituendo un Museo vivente della Storia della Città della sua Marineria recuperando e incrementando il grande Museo Navale ora poco conosciuto.
Lo specchio acqueo dovrà essere utilizzato come porto Turistico di qualità seguendo l’esempio di Arsenali nel mondo. Parallelamente a quest’ attività potrebbero essere inseriti alcuni Cantieri Na-vali per imbarcazioni in legno in continuità con la tradizione Storica della Repubblica Veneta ed essere connessi anche con scuole per Maestri d’Ascia.

SISTEMA DI VIABILITA’ INTERNA ALLA CITTA’ TERRAFERMIERA E CONNESSIONE CON IL PASSANTE.
Ricordando che il Comune di Venezia non ha mai richiesto in sede di dibattito sul Passante il fi-nanziamento di opere complementari atte a garantire la qualità di vita e di disinquinamento dei centri di Zelarino e Trivignano interessati al traffico in uscita di tale struttura, risulta necessario ed urgente completare tra la strada situata a Nord del nuovo Ospedale ora ferma sulla Rotonda degli Arzeroni, su cui confluirà il Progettato Terraglio Ovest, con il Nuovo casello del Passante Nord di Martellago in fase di completamento.
Questa viabilità costituirà una connessione diretta con l’Ospedale di Mestre, la Tangenziale, Me-stre Nord, San Giuliano, Venezia costituendo una circonvallazione Nord bypassando i Centri di Ze-larino e Trivignano.
Questa strada di importanza vitale libererà dal traffico i quartieri residenziali del lato Ovest della Terraferma, mettendoli in facile connessione col sistema viabilistico principale.
Vanno, altresì valutate tutte le soluzioni legate alla trasformazione della zona Industriale di Mar-ghera e quella relativa alla creazione della Città Aeroportuale e quadrante di Tessera.

IL SISTEMA INSEDIATIVO RESIDENZIALE PRODUTTIVO E TURISTICO
La Città Terrafermiera deve riappropriarsi della Laguna e diventare anch’essa parte della Città d’Acqua con la riapertura delle vie d’acqua Storiche.
La causa che ha determinato la cesura tra il Centro Storico e la parte Terrafermiera della Città è stata determinata dalla realizzazione sulla gronda Lagunare:
1) di interventi industriali (vedi Marghera)
2) di attrezzature di servizio (quali Aeroporto)
3) da Vincoli istituiti nella parte non utilizzata.
Tutti questi impedimenti hanno precluso l’utilizzo del Waterfront da parte del cittadini. Contem-poraneamente i corsi d’acqua Canal Salso, Marzenego, Osellino, etc. che costituivano un sistema venoso che penetrava nel Territorio e che permetteva la connessione dello stesso con la Laguna, non erano più utilizzati, ma abbandonati ridotti e tombati.
Anche il Parco San Giuliano, in effetti, risulta connesso solo con la Terraferma essendo venute me-no le strutture di integrazione con il Parco Lagunare.
Tale integrazione è ipotizzabile anche per le aree del Waterfront di Marghera che, liberata dalla Chimica e dai Petroli, dopo aver soddisfatto le esigenze cantieristiche del Porto e della Logistica, potranno essere utilizzate con le più svariate attività comprese quelle della nautica da Diporto non escludendo altre attività produttive ad alto valore aggiunto e non inquinanti.
In questa trasformazione dovrà essere posta particolare attenzione alla qualità ambientale ed ar-chitettonica dei nuovi insediamenti, ricordando che la qualità del prodotto architettonico attuale è molto bassa nella quasi totalità, non tanto dissimile dal prodotto architettonico degli anni Ottanta.

CONNESSIONE TRA MESTRE E MARGHERA
Per la Stazione di Mestre deve essere prevista una struttura a ponte atta a coprirla interamente su cui erigere strutture pubbliche, private, parcheggi e aree verdi e costituire un nodo di interscam-bio dei vari sistemi di trasporto ferro, gomma ed assolvere la funzione da trait-d’union fisico tra i centri di Mestre e Marghera.
Questa area così disegnata dovrebbe assumere le funzioni di centro della Città finalmente unifica-ta.

CITTA’ AEROPORTUALE
Nell’area di Tessera esistono e sono proposte una serie di nuove iniziative quali ampliamento Ae-roporto, piano Particolareggiato del Terminal, la previsione del Quadrante di Tessera e lo stadio.
Questi elementi costituiscono un unicum che non può essere trattato singolarmente perché si con-figurerebbe il pericolo di creare dei doppioni con il risultato di degradare l’iniziativa.
Né si può pensare ad edificazione di tipo Ricettivo Alberghiero in siti casuali, ma si dovrebbe tro-vare una collocazione in fregio ad uno spazio acqueo su cui si possa affacciare anche il Centro di Tessera. Ciò si potrà ottenere ampliando la Darsena Aeroportuale per far si che il Centro di Tessera e le strutture ricettive si affaccino sulla Laguna, facendo percepire agli utenti di questi insediamenti le caratteristiche tipiche della Città di Venezia.
Va ricordato che questo affaccio era stato già a suo tempo Progettato per l’Aerostazione Marco Po-lo. Le altre attività, oltre a quelle già citate, che andranno a costituire la città aeroportuale quali qua-drante di Tessera e stadio, dovranno essere strettamente connesse tra loro con la ferrovia (SFMR) e il sistema di collegamento metropolitano. Va ricordato che un’ eccessiva forzatura in termini di pesi urbanistici di quest’ area andrebbe pro-babilmente a toglier la capacità di trasformazione all’area di Marghera.

CENTRI ABITATI DI TERRAFERMA
Bisogna individuare le aree di trasformazione e le aree di Restauro Urbanistico all’interno dei Cen-tri abitati, consolidati con caratteristiche diverse per ogni località, al fine di consentire una riquali-ficazione e una trasformazione delle stesse, creando il giusto rapporto tra superficie coperta e spazi pubblici anche, ove necessario, utilizzando lo strumento del premio di cubatura.

CITTA’ DELLA SALUTE
La nuova struttura ospedaliera dell’Ospedale all’Angelo, la struttura Ospedaliera Centro Nazareth, sono inserite in un sistema di aree libere che possono raggiungere i 100ha. Questo complesso di aree offre una grande occasione per destinarle a strutture di qualità pubbliche e private legate alla Salute, formando, di fatto, un complesso che si potrebbe definire Città della Salute. Queste aree sono facilmente connesse alla Tangenziale al Passante e al sistema Ferroviario e si configurerebbe come un unicum con altissima qualità, occasione unica nel Territorio Veneto in un contesto di am-pie aree destinate al verde.

SISTEMA DEL BOSCO DI MESTRE

E’ impensabile che vi sia una grande percentuale di Aree libere senza un Progetto di sistema unico del Bosco di Mestre. Il Bosco di Mestre dev’essere un sistema continuo di verde aperto alla frui-zione dei Cittadini e per questo scopo opportunamente attrezzato e sorvegliato, così come era nell’idea originaria del compianto Gaetano Zorzetto il cui avvio fu effettuato in collaborazione con l’Azienda Regionale delle Foreste del Veneto sulla base di un progetto organico integrato.
In queste aree potrà essere prevista la formazione di Bacini di Laminazione che potranno rappre-sentare un Plus Valore Ambientale oltre ad assolvere la loro naturale fruizione di raccolta delle acque in caso di eventi eccezionali. Va valutata l’opportunità di far affacciare queste aree così destinate sulla Gronda Lagunare.

CENTRO STORICO
Al fine di riavviare il processo di riutilizzazione del Centro Storico ai fini abitativi vanno ripensate tutte le iniziative per rendere la Città facilmente fruibile dagli abitanti intervenendo anche pesan-temente sulla Normativa in essere per il Centro Storico che non consente di realizzare trasforma-zioni compatibili con le richieste del vivere dei Cittadini.

LIDO
Va ripensato l’utilizzo di questa importante parte del Territorio per poter accogliere tutte quelle proposte che ripropongono la vera funzione di quest’ area nel solco della tradizione di utilizzo, se-dimentata nel corso della storia, recuperando quel patrimonio architettonico esistente formatosi a partire dall’inizio del 900 e terminato con la seconda guerra mondiale.

PELLESTRINA
Bisogna tener conto che l’isola di Pellestrina è stata interessata da due grandi elementi di trasfor-mazione: l’abbandono dell’agricoltura e l’acquisizione della grande spiaggia per cui la grande ri-sorsa dell’isola potrebbe essere un turismo con delle connotazioni particolari supportandola ov-viamente con adeguata dotazione di attrezzature e servizi.
Si procederà a un’attenta valorizzazione della tradizione della pesca e della molluschicoltura la-gunare, in particolare nelle isole di Pellestrina e Burano con piattaforme per la logistica dei pro-dotti ; certificazione di qualità e di origine dei prodotti delle Valli da Pesca e delle aree di conces-sione della venericoltura della Laguna di Venezia con fidelizzazione dei ristoranti del Territo-rio che somministrano i prodotti locali con certificato di tracciabilità.

MURANO
Rilancio del marchio “Vetro di Murano” con fiera internazionale del vetro “VENEZIA VETRO”

BURANO
Città del merletto e della qualità della vita, rilancio della pesca, della scuola del merletto e nuovi percorsi per un turismo ecosostenibile

MESTRE
Tutelare il commercio di vicinato con iniziative specifiche di rilancio e di supporto, Mestre capitale del terziario avanzato

VENEZIA
Sede europea per smart island (Isola intelligente)

PRO.V.I.VE
Il progetto di recupero verde delle isole veneziane è stato a suo tempo sviluppato e presentato al CVN nel quadro degli interventi previsti nella laguna dalla Legge speciale.
Procedere a un’approfondita analisi della situazione esistente in collaborazione con Regione Ve-neto-Veneto agricoltura –servizi forestali e programmare interventi per la riqualificazione del verde in molte isole oggi lasciate abbandonate garantirebbe un’altra opportunità di offerta natura-listica di grande appeal per una domanda turistica qualificata

LAVORI PUBBLICI E MOBILITA’
1) Sulla base delle linee su indicate è necessario definire subito un piano per la riquali-ficazione del territorio di terraferma, centro storico e isole, dicendo Stop al degrado diffuso
2) Stop ZTL a Mestre e T-RED
3) Subito nuovi Park per rivitalizzare il centro di Mestre riducendo anche le tariffe stri-sce blu
4) Avviare il tram solo nella tratta Venezia-Favaro-Marghera
5) Stop ad altre progettazioni e ove la gestione si dimostrasse disastrosa valutare la ri-conversione sulla base di altre esperienze europee
6) Rilancio della stazione marittima
7) Nuovo stadio: avviare il quadrante e relativa viabilità (ANAS/COMUNE) con la pro-gettazione del nuovo stadio e sua realizzazione mediante accordo di programma pubblico-privato
8) Legge speciale per Venezia
Costituire un tavolo di concertazione permanente con il governo per garantire la fi-nanziabilità delle opere di risanamento e manutenzione ordinaria per Venezia e le i-sole

La presente Relazione assolutamente non esaustiva tende a rappresentare una serie di problemi che vanno affrontati e risolti coraggiosamente non certamente in termini di Vincoli di Norme e di condizionamenti e paure.

VENEZIA CAPITALE E SEDE EUROPEA DELLA GREEN ECONOMY
Tale ambizioso traguardo potrà essere perseguito attraverso:
• tutela e manutenzione qualitativa del nostro patrimonio verde;
• garanzia per le risorse necessarie per la salvaguardia del Parco Albanese, San Giu-liano, del bosco di Mestre e di tutti i parchi cittadini che vanno riattrezzati con aree famiglia e gioco bimbi;
• recupero del litorale di San Pietro in Volta e Pellestrina con progetti ecosostenibili realizzati con i residenti dell’isola;
• sostegno delle fonti energetiche rinnovabili sugli immobili comunali e su aree pub-bliche
• Promozione di Venezia e Mestre a Capitale europea della raccolta differenziata

VENEZIA NO SMOKING CITY
Un progetto che intendiamo sostenere e sviluppare è quello da noi definito: “VENEZIA NO SMOKING CITY” per la qualità dell’ambiente e della vita-promuovere la mobilità nautica a energia elettrica.
Trattasi di un’autentica rivoluzione destinata ad assegnare alla nostra città un ruolo di eccellenza e di leadership a livello internazionale, assolutamente compatibile con la sua unicità urbana strut-turale e funzionale.
Recenti ricerche sui fattori di rischio della salute dei cittadini hanno dimostrato che l’inquinamento acustico e da fumi della combustione dovuto al traffico aumentano il rischio di in-farto e le acuzie delle patologie cardiopolmonari con conseguente aumento della spesa sanitaria valutabile per i Paesi della UE in miliardi di euro. La OMS ha chiaramente denunciato il potenziale cancerogeno delle emissioni dei motori diesel e a Venezia le emissioni sono ad altezza d’uomo, an-zi a pelo d’acqua! I dati sulle caratteristiche dei sedimenti lagunari ed urbani dimostrano che gli IPA prevalenti sono benzopireni, segno dell’inquinamento da traffico motoristico che rende quindi molto difficile un recupero della qualità ambientale; il traffico motoristico sia pubblico che privato incide quindi in maniera decisiva su un degrado ambientale che ha anche dimostrabili ripercussione sulla salute dei cittadini e dei turisti.
Le tecnologie di produzione dei sistemi fotovoltaici, di accumulo in batterie innovative e la moto-rizzazione per autoveicoli è matura e pronta per essere trasferita al comparto della nautica pro-fessionale e diportista: Venezia deve cogliere questa sfida e diventare il capofila progettuale ed in-dustriale della trasformazione tecnologica della mobilità nelle Città d’Acqua e negli ecosistemi ac-quatici protetti.
L’aumento del costo dei combustibili fossili, ineludibile in un quadro economico internazionale, ed i fondi messi a disposizione dalla UE per il programma EU 20-20-20 rende compatibile ed equili-brato dal punto di vista finanziario un programma di motorizzazione elettrica della nautica con zero emissione e zero rumore, incentivando quella privata con incentivi come per le automobili e finanziamenti per il trasporto pubblico.

ASPETTI ECONOMICI
Il costo unitario del kwh con combustibile fossile è superiore a quello elettrico soprattutto se quest’ultimo viene integrato da produzione con energia fotovoltaica.
Il costo di mezzi nautici a propulsione elettrica non è significativamente superiore ai mezzi tradi-zionali e con un costo di manutenzione decisamente inferiore, ma è necessario su questi aspetti una evoluzione culturale degli Enti Locali che debbono mettere in essere provvedimenti e proce-dure regolatorie che favoriscano le scelte imprenditoriali nel passaggio a mezzi elettrici, in una prima fase anche ibridi ( a propulsione mista ): indicare come obbiettivo per Venezia che entro il 2020 la navigazione in Canal Grande sia permessa solo a mezzi a propulsione elettrica avrebbe un grande effetto di stimolo al rinnovamento anche della flotta pubblica ormai vecchia, rumorosa ed inquinante : COSTEREBBE LO 0,05 % DEL COSTO DEL MOSE
Queste azioni avrebbero anche un effetto positivo sulla cantieristica veneziana che metterebbe in moto un indotto tecnologico per quanto attiene tutte le tecnologie connesse rivolte alle produzioni di componenti per le quali il Veneto certamente ha già competenze e professionalità per sostenere un mercato non solo locale ma internazionale, poiché questo tipo di esigenze tecnologiche ed am-bientali sono ormai globali.

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